La vera storia del mondo

All’inizio era solo buio, poi una luce squarciò le tenebre, era l’accendino di Adamo che si accendeva una sigaretta dopo aver fatto l’amore con Eva. Si trovavano nell’Eden, il paradiso terrestre, pieno di ogni ben di Dio e di mele; ma di li a poco una minaccia si sarebbe abbatutta sulla felice coppia. Un giorno un serpente chiamato “Gauderio Scatai”, meglio conosciuto come il diavolo in persona, deglutì l’accendino di Adamo.

“Mi era stato regalato da Dio, e tu me l’hai portato via!”, Adamo era accecato dall’odio e si fiondò sopra il serpente provando a riprendere l’accendino usando il suo coltellino svizzero; commise così il primo omicidio della storia e la security dell’Eden lo buttò fuori, insieme alla sua donna e senza accendino.

I due dovettero trovare un posto dove andare e dove mettere su famiglia. Si stabilirono su una collina, con vista sul mare, ma nonostante tutto, la sera non c’era niente da fare, quindi si divertivano tra loro… senza preservativi (che avevano dimenticato nell’Eden), così la loro famiglia divenne numerosa, talmente numerosa che due generazioni dopo era già diventata un villaggio socialmente organizzato.

Scoprirono subito strane erbe per le loro coltivazioni e decisero di mettere su una comunità. Con tutte quelle erbe intorno giunse l’ora di inventare il fuoco. Per il 99° compleanno del vecchio saggio furono invitati dei saltimbanchi e dei mangiafuoco da un altro paese. La popolazione si spaventò così tanto che li sterminò e gli rubò tutto il kerosene e gli accendini, con i quali poi rallegravano le loro notti dando fuoco all’erba e alle scureggie. Attorno al fuoco la sera ci stavano proprio tutti e c’eravamo anche noi; ancora possiamo ricordare le risa e gli schiamazzi di quelle donne ubriache… che ttempi!

Sul monte abitava lo sciamano, che, come il metano oggi, ci dava una mano e ce la dava veramente, un giorno i ragazzi del villagio sentivano molto freddo ed andarono a colloquio con lui per chiedere consiglio. Egli meditò molto e ritenne opportuno inventare l’accetta, ma dopo giorni di duro lavoro vide che l’impresa era ardua, così decise di inventare la ruota della fortuna, con la quale tutti trascorrevano pomeriggi stupendi senza pensare al freddo.

Il villaggio cresceva e la fame aumentava, così il più capace decise di aprire un ristorante. Cominciarono a girare i soldi e ognuno si inventò un mestiere nuovo per fare qualche spicciolo, col benessere e grazie agli scambi commerciali giunsero notizie della presenza di altre popolazioni e di altri tipi di animali, come ad esempio i koala o i cammelli.
Il vecchio saggio rimase flashato dalla parola “cammello” e organizzò un viaggio in Egitto per vedere questa meraviglia; aderirono tutti.

Una volta arrivati a destinazione, si fusero con la cultura del luogo e inventarono le piramidi, anche se prima inventarono i camion e le gru per farle in fretta. Uno di loro fu eletto faraone perchè era quello che intraversava col camion e si fermava sempre a pisciare sulla sfinge (da qui il nome TutanCamion).

Con la sua prima legge inventò la prostituzione (e le piramidi chiuse che tutt’ora non si riesce ad aprirle, chissà cosa faranno ancora lì dentro quei due maialoni). Poi vennero gli assiri e i babilonesi, ma non stiamo qui a dilungarci (noi eravamo i sumeri).

Più tardi giunsero i maya e fu inventato il miele e i cartoni animati. La più bella civiltà che ricordo furono i romani. Ah si! Quanto ci divertivamo a fare gli imperatori… che ttempi!

Vino, uva e baccanali allietavano le serate; avevamo il mondo ai nostri piedi e tutti ormai giravano con il simbolo della pace sulla biga e fiori nei foderi delle spade. Purtoroppo un giorno arrivarono Asterix e Diego Abatantuono e misero in ginocchio l’impero.

Dopo anni di noiose battaglie si arrivò al medioevo, un’epoca buia e misteriosa ma piena di avvenimenti e personaggi importanti. Sappiamo con certezza che Lancillotto era finocchio e che Re Artù ce l’aveva più corto di Pipino il Breve; ma la persona più splendida di quel periodo fu Mago Merlino, che noi conoscemmo personalmente… che ttempi!

Da piccolo Merlino con un limone ci fece una pera e da quel momento tutti lo chiamarono mago merlino, poi da grande con gli acidi cominciò ad avere le prime visioni e fu anche detto indovino. Tutt’ora scrive i calendari e siamo nel 2000. Ora si è convertito e si fa chiamare Frate Indovino (O Barbanera).

Un giorno nel 1001 siamo capitati al suo studio e lui, invece di guardare le stelle con il telescopio, stava guardando con la bava alla bocca Lady Marian che si stava facendo la doccia, con un sistema da lui inventato.

Ci stupiva sempre con le sue magie e qualche volta ci faceva anche incazzare, perchè prima di farci entrare a casa sua ci teneva lì, fuori dalla porta e ci appariva alle spalle volando; nel frattempo faceva anche degli indovinelli (visto che lui era indovino), così difficili che prima di risolverli ci voleva più di un’ora.

Una volta nel 11/11/1111 ci chiese; “Come faranno quattro elefanti a entrare in una cinquecento?”, ma noi non sapevamo cos’era una cinquecento.

Noi lo chiamavamo Matto Merlino, perchè ci faceva sempre spisciare dalle risate, soprattutto quando faceva apparire un preservativo dietro l’orecchio di Lady Marian. Lui con le donne era un mago!

Qualche volta, non sempre, riusciva a diventare invisibile, di modo che nessuno poteva vederlo e ci legava i lacci delle scarpe nuove inventate da lui.

Aveva un drago che usava come motocicletta. La sua più grande invenzione fu il “Night Shot”, l’obbiettivo per fare le riprese al buio, che noi subito puntammo al sole e lui morì d’infarto, era il 12/12/1212.

In quel tempo regnava Luigi 113, noi eravamo a corte come consiglieri, tutte le sere a palazzo si ballava come Elvis, si scatenavano tutti con quei madrigali del 1202 e mmezzo. Il cuoco Sofi propose nuovi piatti di ceramica di Deruta. Le sue ricette forti erano il dodo allo spiedo, il malibù con la nutella e il sugo di gnu con le olive Saclà, di modo che non si poteva mangiare più, perchè non c’era più! Questo non lo sapevi tu?

L’anziano Ciccio scoprì il vin brulè e il rè bevè.

La regina era un gran pezzo di fica, era una mia amica.

In Spagna ci notarono subito perchè guardavamo il mare dopo le colonne d’Ercole per cercare le Mazze d’Ercole. Il nostro caro amico Colombus ci chiamò sulla sua nave per scoprire quella che poi noi abbiamo deciso di chiamare America, dal titolo della canzone di James Brown.

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